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Bene, ora che l’esperienza è finita, è arrivato il momento delle riflessioni e non è sicuramente una cosa facile perché… come si fa a descrivere il sorriso, la luce negli occhi dei bambini, la cordialità delle persone? La mia è stata un’esperienza, ma trovo più corretto dire percorso, perché in effetti è proprio un percorso quello che giorno dopo giorno mi ha fatto capire e conoscere il lavoro che fanno le suore e i volontari per aiutare queste persone.
Trovo molto opportuna la parola aiutare perché è proprio un aiuto quello che viene offerto, certo un grosso aiuto, ma sempre nel rispetto delle abitudini e dello stile di vita locali. In questi 30 gi orni ho avuto modo di conoscere le persone del villaggio, di comunicare con loro, di leggere nei loro occhi l’accoglienza che giornalmente mi è stata riservata. Ho provato molta emozione quando i bambini mi venivano incontro e mi prendevano la mano; leggevo nei loro occhi la gioia di quel momento, avvertivo la grande disponibilità a donare e ricevere amore. Ho anche passato diversi giorni nella scuola materna insieme ai bambini, ho cercato di aiutare le maestre meglio che potevo, anche se non è stato facile perché non conoscevo la lingua ma credo comunque che il linguaggio universale composto dai movimenti, sguardi, sorrisi sia capito da tutti. Eravamo in cinque, tutti volontari, anche se gli altri erano impegnati per un periodo molto lungo, e tutti abbiamo cooperato con le Suore della Provvidenza, donando la propria disponibilità e la propria esperienza per cercare di curare, istruire, ecc., la popolazione dei villaggi, soprattutto i piccoli. Quello che fanno poi le Suore della Provvidenza, gira a 360 gradi: in ogni momento sono amiche, compagne, mamme. Credo che tutti i bambini, ma anche gli adulti, ripongano in loro la massima fiducia, perché sanno che in ogni momento possono soddisfare le necessità che giornalmente si presentano. L’Africa.. descriverla non è facile. Certamente posso parlare di ciò che ho visto e devo dire che credevo fosse diversa; invece ho trovato un paesaggio estremamente rigoglioso, una vegetazione ricca di colori e fiori meravigliosi, il tutto accompagnato da un tipico odore dolciastro proveniente dalle molte varietà di frutta locali. Purtroppo in questo mese non ho visto solamente cose molto gradevoli ma anche brutte, come la sofferenza di molte persone, compresi i bambini affetti da gravi patologie, ma il male è da tutte le parti ed in tutti i paesi. Una cosa però ho notato, è che la malattia è vissuta con una certa serenità, come una sorta di rassegnazione, che in ogni caso fa parte della vita dell’individuo. Questi sono stati per me 30 giorni di esperienza di vita vissuta intensamente, dove più che dare ho ricevuto e dove ho cercato di aiutare senza interferire. E’ sicuramente un’esperienza che mi ha lasciato molto dispiaciuto quando sono dovuto ripartire ma che mi ha anche lasciato una nostalgia di quella vita semplice basata esclusivamente sul rapporto umano, sulla famiglia e sulla comunicazione tra esseri umani. Penso alle Suore della Provvidenza, alle volontarie: potrei dire i nomi di tutti ma preferisco dire che sono persone meravigliose che hanno messo la propria vita al servizio dei più deboli. Nei giorni trascorsi con loro io spero di avere dato un contributo a tutto ciò e ribadisco che l’accoglienza che mi hanno riservato è stata ottima, familiare e spero vivamente di tornare prima possibile a godere degli sguardi dei bambini. Domi 
Domi insieme a suor Dores. Alle loro spalle, il murales realizzato da Domi nella scuola materna della missione di Houvé |