|
Sintesi del progetto
Il progetto intende far fronte al grave problema della disoccupazione nei villaggi di Kouvé e Ahepé (villaggi togolesi ubicati a circa 70 chilometri dalla capitale Lomè) con lo sviluppo della scuola di arti e mestieri presente a Ahepé, riorganizzandola in modo da offrire occasioni di crescita e di occupazione non solo alle ragazze ma anche ai ragazzi, sia nei settori di insegnamento già esistenti (quali cucito, tessitura, batik, tintura dei tessuti, pittura su tessuto, fabbricazione dei sapone, pettinatura e acconciatura), sia con la creazione di nuovi ambiti disciplinari.
 Tra questi: - il laboratorio-scuola di falegnameria: la popolazione locale ha una grande abilità nella lavorazione del legno e sono presenti piantagioni di teak che possono offrire la possibilità di realizzare semilavorati e avviare piccole attività economiche; - il laboratorio-scuola di edilizia: l’inserimento di nuovi materiali di importazione sta compromettendo il carattere dei villaggi tradizionali ed è dunque necessaria un’educazione al miglior sfruttamento delle risorse e dei materiali locali coniugando tradizione ed esigenze funzionali contemporanee; la realizzazione dei fabbricati della scuola si configurerà come cantiere-scuola di bioarchitettura, con la presenza di capimastri togolesi e friulani che scambieranno esperienze e trasferiranno agli allievi il sapere per la realizzazione di fabbricati ecocompatibili. Già la costruzione della scuola elementare di Ahepè, da poco completata, del centro psico-sociale e della casa dei laici di Kouvè hanno consentito di sperimentare il confronto e lo scambio tra imprese e maestranze togolesi da un lato e costruttori e progettisti friulani dall’altro e ha fornito una prima occasione di formazione ai giovani del villaggio che hanno risposto numerosi e interessati all’iniziativa. - il laboratorio-scuola di meccanica ed impiantistica elettrica: l’arrivo della corrente elettrica alla fine del 2005 offrirà nei prossimi anni occasioni di lavoro per il collegamento delle abitazioni alla rete principale di distribuzione. Lo sviluppo della scuola di arti e mestieri consentirebbe di elevare il grado di istruzione della popolazione, arginare la disoccupazione fornendo occasioni di sviluppo economico, riducendo le tensioni sociali e parte dei problemi sanitari legati alla povertà e dunque migliorare la qualità della vita. La scuola sarebbe inoltre un luogo ove insegnare i valori della solidarietà e responsabilità.  A livello locale si registrano notevole interesse e potenzialità nello sviluppo dell’artigianato (tessuti, lavorazione del legno), nel rilancio dell’agricoltura. L’arrivo della corrente elettrica, finanziata dalla Provincia di Bolzano e realizzata da imprese locali con la collaborazione di “Solidarmondo Orzano” e con l’Associazione “Stella Bianca” di Segonzano (Tn), richiederà tecnici per la realizzazione di impianti. Sono inoltre necessarie a livello locale competenze nel settore edilizio e meccanico.
Recentemente alcuni giovani hanno aperto un laboratorio di falegnameria e una cooperativa per la coltivazione dell’ananas. In occasione della costruzione della scuola elementare di Ahepé alcuni giovani si sono attivati nella realizzazione di alcuni lavori edili, affiancando l’impresa incaricata. Il progetto prevede contestualmente lo sviluppo e la promozione di iniziative di solidarietà e scambio tra le comunità friulana e togolese, grazie alla partecipazione al progetto di gruppi di volontari friulani e di altre regioni italiane, togolesi, nonché dei giovani iscritti alle scuole professionali friulane coinvolte. Presso le scuole friulane saranno allestite mostre con la collaborazione degli studenti ed effettuati incontri sulle tematiche oggetto del progetto. Michela Panni, che si occupa, assieme a Roberta Cuttini e ad altri, della prima parte del progetto, ossia quello legato alla tessitura, ha allestito, assieme all’ISIS D’Aronco, una mostra di lavori eseguiti presso il laboratorio “Padre Luigi” delle Suore della Provvidenza ad Ahepe; attualmente è in Togo per recuperare altro materiale ed informazioni per avviare fattivamente il progetto. Ringraziamo i rappresentanti della Regione Friuli Venezia Giulia per il supporto datoci, che è veramente importantissimo per dare inizio al progetto, e l’Istituto D’Aronco, ed in particolare il preside Bruno Seravalli che ci segue con simpatia e ci fornisce una fondamentale collaborazione, per l’occasione di presentare questa iniziativa che, a mio parere si inquadra perfettamente nell’ambito di queste giornate dedicate, pur con una prospettiva diversa, alla collaborazione fra i popoli, necessaria a superare barriere e diffidenze e che passa inevitabilmente attraverso il contatto fra le persone.
Il giorno 25 febbraio ’07, dopo un anno circa dall’avvio ufficiale del progetto “Laboratorio-Scuola di Arti e Mestieri in Togo”, ci è arrivata una e-mail dalle animatrici del centro di formazione di Ahepé che diceva: “quest’anno abbiamo conosciuto alcuni volontari che lavorano per il nostro centro di formazione di Ahepé nell’ambito del progetto Arti e Mestieri. Siamo contente di questo progetto e le visite dei volontari ci hanno aiutato a capire meglio e a sentirci più coinvolte in quello che suor Manuela ci aveva descritto; i volontari ci hanno stimolato e incoraggiato a un maggior impegno nel nostro lavoro e soprattutto abbiamo constatato dei piccoli risultati anche da parte delle ragazze, che frequentano la scuola, tra i quali un maggior impegno nell’imparare il lavoro che hanno scelto, una maggiore e migliore produzione dei lavori artigianali: batik, tintura tessuti, confezione vestiti e tessitura a telaio. Siamo contente di poter continuare e siamo riconoscenti a tutte le persone che collaborano con noi e ci aiutano”. Il gruppo delle animatrici: Immaculée, Elise, Nathalie, Madelaine, Egnonam, Christine.
Il foyer Padre Luigi di Ahepé è stato aperto nel dicembre 2000 dalle Suore della Provvidenza per dare alle ragazze che non hanno né i mezzi né l’istruzione necessaria, la possibilità di apprendere un lavoro artigianale e di imparare tutto ciò che può loro servire per poter vivere dignitosamente nel loro ambiente rurale. La scuola ha una durata di quattro anni: il primo anno comprende apprendimento di base e alfabetizzazione, alla fine del quale le ragazze scelgono la specializzazione e frequentano il relativo laboratorio: taglio e cucito, pittura batik, tintoria dei tessuti, tessitura a telaio e parrucchiera. Alla fine dei quattro anni viene rilasciato un diploma riconosciuto dallo Stato. Il fine del progetto è quello di cercare di far fronte al grave problema della disoccupazione nei villaggi di Ahepé e di Kouvé, un tempo zone agricole molto sviluppate, chiamate anche “granaio del Togo”. Attualmente la fertilità della terra è diminuita, le stagioni climatiche sono cambiate e l’agricoltura è solo di sussistenza. Non esistono fabbriche in grado di dare lavoro alla gente, dunque altissima è la disoccupazione. Grave è il problema della gioventù che costituisce la maggioranza della popolazione ed è la fascia più disorientata e più a rischio. Il mondo scolastico è ingiustamente selettivo, ma la speranza sta nel fatto che i giovani locali presentano un notevole interesse e capacità nello sviluppo dell’artigianato. I settori che le suore hanno scelto per il foyer sono quelli che possono garantire una fonte di sussistenza e valorizzare i saperi e le attitudini tipici del luogo.
Il progetto ha come obiettivi lo sviluppo e l’ampliamento della scuola arti e mestieri presente, riorganizzandola in modo da offrire occasioni di crescita e di occupazione non solo alle ragazze ma anche ai ragazzi, sia nei settori di insegnamento esistenti sia con la creazione di nuovi ambiti disciplinari. Parallelo allo sviluppo e alla crescita del centro nasce di conseguenza, oggi, a causa della situazione politica che non lascia spazio allo sviluppo del turismo e quindi ad una commercializzazione interna dell’artigianato, l’esigenza di trovare uno sviluppo commerciale per i prodotti realizzati nella missione al fine di ricavarne i soldi necessari per l’auto sostentamento del centro stesso anche in futuro. Quindi tutti i gruppi aderenti e simpatizzanti il progetto sono oggi impegnati anche nella vendita di questi prodotti artigianali allo scopo di dare una continuità di lavoro alle ragazze del centro e di creare anche nuovi posti di lavoro per chi termina la scuola . Vi vogliamo ora rendere partecipi delle attività più importanti svolte durante questo primo anno appena terminato. Le attività nel primo semestre sono state focalizzate a comprendere le dinamiche, le difficoltà e i bisogni del centro stesso, a conoscere e capire meglio i settori professionali esistenti attraverso una raccolta dati, reportage fotografico e raccolta dei vari modelli di vestiti, tovaglie, batik realizzati, per una successiva valutazione professionale nelle scuole friulane. Il tutto è avvenuto parallelamente ad un opera importante di sensibilizzazione nelle scuole del Friuli, partner nella realizzazione del progetto stesso. Lo scambio culturale aveva ed ha tutt’ora come obiettivi lo sviluppo del centro di Ahepé nel rispetto dalla tradizione locale; in pratica si vuole dare un contributo formativo professionale semplice e pratico, attraverso un semplice scambio di idee tra giovani con lo sviluppo di nuovi articoli, nuovi modelli, nuove varianti colori per una migliore qualità dei prodotti realizzati. Nello specifico i ragazzi delle scuole professionali e i loro insegnanti sono stati coinvolti nello sviluppo del settore taglio e cucito e modellistica. Hanno realizzato, dopo azioni di sensibilizzazione, incontri di formazione specifici e valutazione dei prodotti realizzati nella scuola di Ahepé, dei kit di taglio e cucito per tutte le animatrici del centro, contenenti attrezzatura varia (forbici, metro, gessi, spilli ecc..), materiale didattico necessario per lo sviluppo delle taglie (S, M, L, ecc..) e nuovi modelli di abiti adattabili anche per un commercio nel nostro paese.
Questi kit sono stati portati in Togo direttamente da alcune insegnanti friulane che hanno poi in loco fatto delle giornate di formazione, hanno realizzato insieme alle ragazze i nuovi modelli disegnati dagli allievi friulani ed infine hanno organizzato una bellissima sfilata . Nel secondo semestre invece è stato organizzato e spedito un container contenente attrezzature varie per i diversi laboratori artigianali, necessari per lo sviluppo della scuola nel secondo e terzo anno del progetto. Sono stati organizzati eventi, mostre batik, raccolte fondi e mercatini per il sostentamento della scuola e di tutto il centro di formazione. Grazie a tutto il materiale informativo e fotografico raccolto è stata possibile la realizzazione di pannelli illustrativi il progetto, il centro di formazione di Ahepé, i diversi laboratori esistenti ed in particolare sono stati prodotti dei cartelloni esplicativi la tecnica di pittura batik , attraverso testi e fotografie. I pannelli e la cartellonistica sono stati necessari per l’opera di sensibilizzazione effettuata nelle scuole, durante gli eventi e le mostre batik svolti presso: -istituto ISIS D’Aronco di Gemona del Friuli (UD) -Collegio delle Suore della Provvidenza di Orzano (UD) -Ente fiera di Udine in occasione della manifestazione “Natale Solidale”
Infine, non vorremmo trarre delle conclusioni su questo primo anno di attività svolto, anche perché sarebbero delle difficili conclusioni… è doveroso aspettare e portare a termine il progetto nel suo insieme. C’è sicuramente un aspetto molto positivo che è emerso e che vorremmo sottolineare. Il progetto è stato motivo di incontro, collaborazione, scambio e aiuto non solo per le scuole friulane e la scuola di Ahepè, ma anche per gli stessi volontari dei vari gruppi di Solidarmondo e le Suore coinvolti. E’ stato un obiettivo comune che ha portato persone lontane, di gruppi diversi a sentirsi vicine, e a portare avanti insieme, con entusiasmo, tenacia, sintonia, fiducia una proposta della nostra Associazione, Solidarmondo . Solidarmondo Orzano (UD) Solidarmondo Tezze (VI) Istituto ISIS D’Aronco (Gemona del Friuli)
|