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OUDTSHOORN: Agosto 2008 Più di un resoconto dal Sudafrica (di Silvia Reggiani - Roma)
Il volontariato e Solidarmondo Era da un po’ che pensavo di fare volontariato ed ero alla ricerca di una organizzazione seria ed affidabile. A marzo di quest’anno ho per caso “incontrato” Solidarmondo e le Suore della Provvidenza. Ho partecipato ad alcune riunioni propedeutiche alla conoscenza delle persone, dell’etica e dello statuto dell’associazione e delle attività che porta avanti nel mondo; volevo in qualche modo prendere parte a qualche progetto, andare sul posto, fare.. non sapevo bene cosa in effetti, anche perchè non ho competenze o abilità specifiche che in certi contesti sarebbero benvenute, per esempio conoscenze mediche o infermieristiche. Questo non è stato un problema, non mi è stato richiesto altro che motivazione e serietà. Le risorse personali e la disponibilità di tempo erano già pronte all’uso, quindi si è trattato solo di capire dove aveva più senso che io andassi a dare il mio lavoro di volontaria. Lo scopo del mio viaggio e Casa Betania Tra i progetti in corso, Solidarmondo si sta occupando di Casa Betania . Si tratta di una struttura ricettiva per bambini malnutriti nella città di Oudtshoorn, SudAfrica, che dovrà operare in collaborazione con la clinica locale per offrire quotidianamente alimenti e cure di prima assistenza all’infanzia maltrattata dei quartieri nero e mulatto di Bongoletu e Bridgton rispettivamente. Il progetto è già avviato e, grazie alla collaborazione di alcuni enti co-finanziatori la Casa è fisicamente già lì, perfettamente ristrutturata.
Ora siamo in attesa dei contributi di altre associazioni/compagnie/etc. cui è stata inoltrata la domanda; tra questi c’è “Aiutare i Bambini”, con sede a Milano, che ha vagliato la validità del progetto ed è attualmente in fase decisionale. In caso di approvazione, ci forniranno i finanziamenti necessari all’allestimento interno della Casa, arredamento, ambulatorio, etc. (il progetto è stato poi approvato - ndr) Il mio viaggio era quindi finalizzato a documentare, sia su carta sia tramite foto e filmati, lo stato di avanzamento del progetto, reperire tutto il materiale necessario a creare un report, e definire, se possibile, le attività di programmazione prossime future per l’avviamento dell’operatività specifica della Casa. Oltre a ciò, raccogliere qualsiasi testimonianza della vita locale e dello stato di miseria e povertà della popolazione. La Casa è situata a pochi metri di distanza dal Centro S. Luigi Scrosoppi, e le “Susters” missionarie sul posto mi avrebbero ospitata presso la Casa dei Bambini nella quale attualmente abitano in attesa che venga ultimata la loro residenza definitiva, anch’essa all’interno del Centro. In questo contesto avrei comunque collaborato con le Suore in qualsiasi modo fosse ritenuto utile durante la mia permanenza.
Il Centro S.Luigi Scrosoppi e Le “Susters” Facendo una “zoomata”: Sud-Africa -> Oudshoorn (a est di CapeTown, a Nord-Est di George al cui aeroporto sono atterrata) -> quartiere mulatto di Bridgton -> Centro S.Luigi Scrosoppi, che comprende l’oratorio e la Casa dei Padri, la Casa Famiglia, la Casa delle Suore (in costruzione). Il Afrikaans suora/sorella si dice “Suster”, ed io ne ho conosciute quattro: Marina (Italiana), Tereza (Rumena), Jini (Indiana), Adelaide (Togolese). Devo dire che pur essendo per loro una completa estranea ho trovato un’accoglienza calorosa e mi sono subito sentita a casa. Devo anche dire che ho avuto modo di apprezzare quattro persone straordinarie che con energia e risolutezza si sono inserite in un ambiente non facile per le condizioni di miseria a volte estrema e di povertà culturale, offrendo un lavoro quotidiano di notevole impatto umano e sociale. Le attività alle quali si dedicano vanno dalla cura dei bambini ospitati nella casa-famiglia (incluso tutto ciò che concerne le relazioni con l’assistenza sociale locale), alla catechesi espletata a vari livelli nelle varie parrocchie, alle visite alle famiglie povere dei quartieri circostanti, alla partecipazione alla vita religiosa del posto compresi i numerosi funerali, alla collaborazione con la clinica e la casa di riposo ubicate entrambe a poca distanza dal Centro, alla partecipazione alle attività pomeridiane svolte presso l’oratorio dei Padri, alla direzione della Scuola Materna, ed altre cose che sto dimenticando. Nelle tre settimane che ho trascorso sul posto ho avuto l’opportunità di condividere diversi aspetti della loro vita quotidiana, in particolare per ciò che riguarda la Casa-Famiglia e il Nasorg; inoltre ho trascorso alcune mattine presso la scuola materna, ho visitato la clinica, ho accompagnato S. Tereza in visita presso le famiglie in Bridgton e Bongoletu, e naturalmente ho visitato Casa Betania. Ho condiviso gran parte della mia permanenza con altre due volontarie Italiane, entrambe di “Aiutare i Bambini”, Alessandra da Milano e Anna da Udine. Per quanto mi riguarda, mi sono trovata splendidamente con loro e credo che tutte siamo ripartite con molto più bagaglio dell’arrivo.. e non parlo di valigie!!
La Casa-Famiglia Attualmente ci sono tre bambini: Kaylen, una bambina di 14 mesi e due gemelli, Jayden e Jaylen, di 11 mesi. Le condizioni in cui sono stati trovati sono al limite dell’immaginazione (la nostra Occidentale almeno, piena di problemi di altro tipo che la miseria brutale vista lì), ma sembra che lì sia quasi uno standard negli starti depressi della popolazione. Il concetto di famiglia è spesso inesistente, semplicemente ci si accoppia e magari ci si scambiano malattie letali. I bambini nascono in ambienti desolati sia materialmente che moralmente, prendono alcool insieme al latte materno, sono sporchi e malnutriti, rischiano di essere abusati anche da molto piccoli anche nell’ambiente “familiare”, sono vittime di gravissime carenze di affetto e ripetuti abbandoni che provocano in loro comportamenti di profonda diffidenza e paura degli adulti. I loro genitori sono senzatetto pronti a spendere il denaro ricevuto dall’assistenza sociale in alcool (e spesso anche droga) di pessima qualità piuttosto che prendersi cura dei figli. Senza entrare nello specifico, alcuni di questi sono a grandi linee i tratti caratteristici degli ambienti da cui sono stati momentaneamente e fortunatamente sottratti i tre ospiti, e un quarto di 9 anni, David, che recentemente è andato via perchè scaduti i termini di affido. Per i gemelli è stata appena prorogata la permanenza presso le Suore, per Kaylen ancora non si sa esattamente cosa avverrà nel breve termine. Le assistenti sociali cercano una prima soluzione presso l’ambiente familiare di appartenenza, ma date le premesse mi auguro che anche Kaylen resti dalle suore il più possibile. Quando le suore si trasferiranno ad abitare nella casa a loro destinata, la Casa Famiglia potrà ospitare più bambini e allora ci sarà un gran da fare!! Noi tre volontarie a stento stavamo dietro alla normale routine quotidiana tra pappe, cambiate, primi passi, giochi, pianti, bagnetti. Almeno io, i primi giorni andavo a dormire alle 9 di sera completamente annullata dalla stanchezza (ammetto con vergogna!) facendo una frazione di quello che fanno le suore ogni giorno..
Le attività del Nasorg Nasorg in Inglese è l’equivalente di DayCare, in Italiano potrebbe essere qualcosa tra doposcuola e oratorio. Doposcuola come definizione vale solo per una fascia ristretta di frequentatori abituali del Centro dalle 15:00 alle 16:30 di tutti i pomeriggi eccetto il weekend e il lunedì. Si tratta di bambini e ragazzi che a seconda dell’età vengono divisi in gruppi e partecipano ad attività di vario tipo. Prima cosa: si mangia! Per molti si tratta dell’unico pasto della giornata. Vengono in gran parte scalzi, con vestiti bucati e sporchi, capelli incolti, condizioni igieniche generali poco confortanti.. La cuoca prepara un pasto unico con pasta, legumi e carne, devono finirlo tutto se vogliono avere anche la frutta. Alcuni sono così piccoli che è meglio imboccarli per evitare che si versino addosso tutta la zuppa. Sono tutti molto sorridenti con noi “straniere”, fanno mille sorrisi, ci abbracciano, ci toccano i capelli così diversi dai loro. I più grandi e acculturati parlano Inglese e allora si può scambiare qualche frase, altrimenti il mio grado di frustrazione è spesso elevato perchè vorrei comunicare molto di più con loro ma non posso. Le attività sono organizzate e seguite da un piccolo drappello di volontarie locali, molto efficienti e fantasiose; una delle signore mi colpisce per l’età avanzata (79 anni) e la vitalità e disponibilità che dimostra. I giovani sono seguiti da un ragazzo del posto, Marvin, che cerca di trasferire loro qualche sano valore e principio per costruire qualcosa di solido nella vita, al di là dello squallore che spesso li circonda. È stupefacente vedere come molte delle ragazze abbiano come modelli di vita personaggi come Britney Spears e Angelina Jolie, e che la loro principale aspirazione sia quella di diventare cantanti, attrici o simili.. Il pensiero che mi martella ogni secondo da quando sono qui è che bisognerebbe fare una vera rivoluzione culturale per cambiare la condizione della gente, cominciare dalle basi, l’istruzione, gli strumenti per avere un mestiere, per essere indipendenti, guadagnare e affrancarsi dalle dipendenze cui molti si sono assuefatti. Anche la dipendenza dall’elemosina altrui. O dagli aiuti assistenziali. O dall’alcool. Ma bisogna cominciare da qui, da questo terreno di coltura che per un’ora e mezza al giorno è strappato dalla strada. E soprattutto, ci vuole tanta dedizione e tanta volontà da parte di chi può farlo, i volontari locali, e perchè no quelli che vengono da fuori. Anche poco tempo è meglio di niente.
La Scuola Materna S. Adelaide ne è la direttrice, e ha portato a turno noi volontarie a prendere parte alla vita pre-scolare per alcune mattine. Anche questa è un’esperienza divertente, i bambini sono affettuosissimi, ti cercano, ti chiamano, ti offrono caramelle e dolci vari di cui i loro zaini normalmente straripano (purtroppo), insomma sono molto attivi e cercano attenzione. A scuola fanno sia la colazione che il pranzo, passano un po’ di tempo in aula e molto tempo fuori in cortile a giocare. Le maestre accettano con piacere la presenza della “straniera” in aula, con loro comunico facilmente in Inglese, molto meno facilmente con i bambini che fondamentalmente ancora parlano quasi solo Afrikaans. Alcuni di loro partecipano alle attività del Nasorg nel pomeriggio. A parte aiutarli in aula con i colori o le lettere dell’alfabeto o altre attività didattiche, si possono fare giochi all’aperto come hanno fatto Anna e Alessandra, o raccontare favole che vengono tradotte via via dalle maestre. È anche questo un modo per entrare un po’ nella vita locale.
La Clinica La visita, resa possibile da S. Jini, è stata estremamente interessante, anche perchè la Clinica si interfaccerà continuamente con Casa Betania per quanto riguarda la distribuzione degli alimenti, e fornirà anche personale per assistenza infermieristica e altre attività. La Clinica si occupa anche di “pianificazione familiare”, profilassi anti-TBC, e cure dentistiche. Queste ultime sono particolarmente semplificate in quanto lo specialista si limita all’estrazione dei denti malati. Credo che ne estirpi diverse decine ogni volta vista l’altissima percentuale di carie che affligge la popolazione, specialmente i bambini che mangiano dolci in continuazione. Molti già da piccoli sono già privi di tutta l’arcata dentale superiore. In generale, la maggior parte della gente ha una dentatura disastrata. La pianificazione familiare consiste nella contraccezione somministrata via iniezione; ci sarebbe molto da dire sull’argomento, soprattutto perchè a causa dell’ignoranza imperante, c’è sempre la piaga dell’HIV che dilaga indipendentemente dalla mancanza di procreazione consapevole e dal tentativo di contenimento delle nascite. Una volta contratto il virus, la malattia che uccide di più è la TBC. Le due cose sono strettamente legate e colpiscono una porzione allarmante della popolazione. Anche qui ci sarebbe molto da fare in termini di educazione sanitaria, ci hanno spiegato che ci sono dei programmi di formazione che vengono portati avanti nelle famiglie e nelle scuole, ma servono anni ed anni perchè si crei una vera e diffusa coscienza del problema in questi strati sociali in cui dominano l’ignoranza e abitudini di vita impressionantemente promiscue.
Le visite a Bridgton e Bongoletu Ho accompagnato S. Teresa presso una famiglia povera in Bridgton e un paio di famiglie in Bongoletu, queste ultime anche insieme ad Anna e Alessandra. Bisogna vedere per capire. La famiglia di Bridgton consiste nella madre (28 anni ma ne dimostra 45 almeno) e due figli piccoli. Si sono allontanati dal padre violento che minacciava abusi sulla donna ed essendo senza risorse si appoggiano ad una famiglia che li ospita (a pagamento) in una stanza minuscola. Dentro la casa in cui abitano piove, ci sono le pozzanghere come fuori. La loro stanza sarà 2 metri e mezzo per due e mezzo, c’è un armadio sfondato con i vestiti tutti ammucchiati come stracci, un tanfo che ti toglie il respiro, uno sporco mai visto. Il bambino più piccolo ha 1 anno e 4 mesi e non sta nemmeno in piedi, non parla, niente.. la madre non ha neanche i pannolini per cambiarlo.. insomma uno strazio. Bongoletu, il quartiere nero, per certi aspetti è addirittura peggio. Anche qui c'è molta povertà, molti vivono ancora in catapecchie di lamiera, in mezzo a cumuli di immondizia. Le famiglie che visitiamo sono comunque molto ospitali e dignitose. Il padre della seconda famiglia ci chiede di scrivergli dall’Italia. È incredibile che in questa immensa baraccopoli ci siano gli indirizzi e i numeri civici… Vorrei fare tante riprese e foto per testimoniare tanta povertà ma mi limito molto per non offendere le persone e la loro dignità, già così visibilmente calpestata. Siamo tutti coscienti che certe cose esistono, le leggiamo sui giornali, le vediamo in televisione, ce le raccontano gli altri, ma vedere e toccare di persona fa un altro effetto.
Casa Betania Fa piacere vedere che esiste, fresca di lavori e rifiniture, in attesa di essere allestita con mobilia, rifornimenti medici, alimentari e tutto il resto necessario, equipaggiata di risorse umane e messa in funzione. Al momento, più che visitarla con la guida di S. Teresa non abbiamo potuto fare. La struttura è organizzata con una reception, un ambulatorio, una sala grande per le attività principali, cucina con dispensa, lavanderia, stanza per le mamme, servizi un po’ ovunque, spazio esterno in parte destinato al verde. La descrizione di dettaglio e la documentazione saranno oggetto di un report che produrrò a parte per il progetto portato avanti da Solidarmondo e grazie agli enti che rispondono positivamente alle domande di finanziamento. Sarebbe bello vedere Casa Betania tra un pò di tempo, e magari dare anche una mano sul posto, quando sarà attiva e svolgerà il compito di assistenza per i bambini malnutriti per cui è nata.. credo proprio che dovrò tornare!
Il tempo libero Nonostante la loro fitta “agenda” di impegni quotidiana (che farebbe impallidire qualche manager di mia conoscenza), le suore hanno trovato il tempo di farci passare qualche momento di svago puramente turistico. A parte un mezzo pomeriggio che io ed Anna abbiamo trascorso in visita presso un allevamento di struzzi, una domenica mattina siamo partite in cinque alla volta di Knysna, una località balneare a circa un’ora e mezza di macchina da Oudtshoorn. Abbiamo fatto shopping al Waterfront, pranzato all’aperto al sole, fatto una passeggiata al faro, e scattato decine di foto. Ci siamo divertite e rigenerate, e noi tre “esterne” abbiamo apprezzato l’attenzione nei nostri confronti. La zona, come in generale il SudAfrica, offre molto dal punto di vista turistico, quindi chi viene da queste parti si può felicemente dedicare anche alla parte più piacevolmente esplorativa del viaggio.
Conclusioni Ho fatto un’esperienza straordinaria, sono entusiasta di questo viaggio e del modo in cui ho impiegato il tempo e il denaro delle mie ferie estive, e lo rifarei ancora. Per chiarire: non c’e nulla di entusiasmante in ciò che ho visto, ma ho preso coscienza di un mondo a me sconosciuto e ho cercato di rendermi utile. Gli esperti dicono che il volontario è il primo ad avere bisogno di aiuto, e allora è stato uno scambio in cui però credo di avere ricevuto e imparato moltissimo. Ho conosciuto persone estremamente valide nella loro normalità, e in questo meritano particolare menzione le suore che portano avanti un lavoro importante e un impegno costante ed esemplare. Abbiamo passato moltissimi momenti piacevoli insieme, fatto gran risate e allegre tavolate, abbiamo passato la serata dei saluti cantando con S. Adelaide che suonava la chitarra. Noi tre volontarie ancora ci chiediamo se è servita a qualcosa la nostra breve presenza, perchè ci è sembrata poca cosa, anzi infinitesima, rispetto a ciò che bisognerebbe fare lì con un lavoro continuo di anni ed anni. Per ciò che mi riguarda, vorrei almeno che servisse come testimonianza e come incentivo per tutti coloro che desiderano aiutare qualcuno meno fortunato di noi. Mi auguro che diffondendo i filmati, le foto, le impressioni ricevute, i racconti ascoltati, si riesca a procedere in progetti come Casa Betania, trovando sia i finanziamenti che altre presenze di volontari che abbiano la possibilità di recarsi sul posto e offrire la propria collaborazione. |